27 septembre 2008
Birra: consumo in crescita nel 2007
Il 2007 è stato un anno favorevole per il settore birrario italiano. Crescono, infatti, tanto la produzione quanto i consumi, e con essi aumenta in modo significativo l’export. Nei 15 impianti produttivi dislocati sul territorio nazionale, di cui 6 nel Centro-Sud Italia sono stati prodotti complessivamente 13.462.000 ettolitri di birra (di cui 1.068.000 esportati), mentre il consumo interno ha toccato i 18.513.000 ettolitri, pari a 31,1 litri pro capite, record assoluto per il nostro Paese.
Numeri non solo in aumento rispetto all’anno precedente - che già
aveva registrato un trend positivo confrontato con il 2005 - ma, per
molti versi, mai raggiunti prima. Ciò vale, oltre che per la produzione (+5% rispetto al 2006) ed i consumi complessivi (+3,7%), anche per il numero di persone impiegate nel settore: quasi 20.500 fra occupati diretti e indiretti, che salgono a 133 mila considerando l’indotto “allargato”.
A questi dati vanno aggiunti quelli relativi al comparto italiano del
malto, una delle materie prime utilizzate per la fabbricazione della
birra: con 2 unità produttive (entrambe nel Centro-Sud) e 339 occupati
fra diretti e indiretti, esso ha prodotto nel 2007 oltre 685.397
quintali di malto (+7,1% rispetto al 2006), in grado di coprire circa
il 40% del totale del fabbisogno dell’industria birraria nazionale.
“La situazione del prodotto birra in Italia nel 2007 - sottolinea Piero Perron, Presidente di AssoBirra - è
complessivamente incoraggiante. Il nostro Paese si è confermato nel
2007 nono produttore europeo, in una posizione quindi di molto
superiore a quella occupata nella graduatoria dei consumi pro capite.
Inoltre, l’incremento delle esportazioni conferma il gradimento e la
qualità dei marchi storici del ‘Made in Italy’ birrario.”
“Elemento
di forte preoccupazione è dato dal rilevante aumento del costo sia
delle materie prime che degli imballaggi, con un trend di crescita che
prosegue anche nel 2008 e che incide inevitabilmente sulla redditività
delle nostre Aziende”.
“Tuttavia, continua Perron, l’aumento
dei consumi di birra, accompagnato dall’accrescersi della sua
reputazione, pone ai produttori nazionali una duplice sfida: rispondere
alla domanda in modo produttivamente ed economicamente concorrenziale
e, al tempo stesso, socialmente responsabile”.
In una crescita che conferma il trend positivo registrato negli ultimi anni, spicca il forte aumento delle esportazioni, +36,7% rispetto al 2006.
Nel dettaglio, l’industria nazionale ha mostrato un’elevata capacità di
penetrazione in alcuni dei mercati stranieri più evoluti in termini di
consumi di birra. Se si analizza infatti la destinazione del milione e
oltre di ettolitri esportati nel 2007, si vede che più della metà (il
54%) è andata in Gran Bretagna, Sud Africa e Stati Uniti, al quale si
aggiunge un altro 15% diviso fra Malta, Repubblica Ceca e Paesi Bassi.
Sono risultati di grande rilievo, frutto di un’intelligente politica di
marketing condotta dagli operatori italiani, ma anche dell’essere
alcune aziende italiane parte ormai integrante di primari player
internazionali dotati di estese ed efficienti reti distributive.
Al confronto, le importazioni sono cresciute percentualmente di appena il +5,2%
attestandosi però su volumi assoluti nettamente superiori, con
6.119.000 ettolitri. Resta quindi comunque negativo il saldo
commerciale italiano fra import ed export di birra (pari a poco più di
5 milioni di ettolitri). In particolare, l’aumento più forte viene
dalla Germania (+300 mila ettolitri circa), che rappresenta da sola
quasi il 60% dell’import di birra in Italia e che da anni riversa sul
vicino mercato dell’Italia settentrionale gran parte del proprio
eccesso strutturale dell’offerta di birra. Il fenomeno è in parte
agevolato anche da un differenziale fiscale elevatissimo fra i due
Paesi, che inevitabilmente genera, a volte, comportamenti elusivi
dell’accisa. Più in generale, l’industria italiana continua a
risentire in misura rilevante della competizione fiscale sleale di
alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale, fondata su norme
nazionali meno rigorose delle nostre in merito alla denominazione del
prodotto e su un forte differenziale fiscale rispetto all’Italia, che
perciò esportano birra a prezzi che rischiano di mettere fuori mercato
gli operatori nazionali.
Tra le cause dell’aumento dei consumi si segnala il progressivo modificarsi della composizione della popolazione residente in Italia, con la crescita del numero di abitanti provenienti da Paesi stranieri con una forte tradizione di consumo birrario. E la conferma del preminente ruolo dei consumi domestici (54,6%) rispetto al fuori casa, per i quali gli acquisti sono sempre più effettuati nella GDO, canale nel quale la birra è fortemente presente e può far valere la propria convenienza, anche economica, nei confronti di altre bevande. Infine, è indubitabile l’effetto della politica del settore in favore di un migliore posizionamento della birra nei moderni stili alimentari e di vita degli italiani.
Italia e resto d’Europa: consumi e produzione a confronto
Nonostante la crescita del 2007, i consumi di birra nel nostro Paese rimangono i più deboli dell’Unione Europea: i 31,1
litri annui pro capite - massimo storico mai toccato in Italia -
costituiscono tuttora meno della metà dei consumi medi dell’UE
(77,7 litri); appena un quinto di quelli della Repubblica Ceca (158,8
litri), leader della classifica; un quarto dei valori registrati in
Irlanda e Germania (rispettivamente 114 e 111,2 litri); un terzo scarso
dei risultati di Austria, Lussemburgo, Belgio e Gran Bretagna (108,2,
106, 89 e 87,4 litri a testa); e meno anche della Francia, penultima
nella graduatoria con 31,6 litri annui di birra consumati a testa.
Mentre un Paese con cultura e tradizioni alimentari a noi vicine, quale
la Spagna, veleggia oltre gli 80 litri, ben al di sopra della stessa
media europea.
Cresce il consumo di birra, diminuisce quello di alcol
Del resto, in Italia restiamo infatti virtuosi in quanto a
consumi di alcol puro: il dato relativo alla birra si inserisce in un
macro-trend storico che vede costantemente diminuire il consumo di
alcol da parte degli italiani: mentre nel 1975 il consumo pro capite di alcol puro si attestava a quasi 13 litri, nel 2007 siamo arrivati a 6,7 litri, cioè a quasi la metà.
Si rimarca, tuttavia, il fatto che i produttori nazionali di birra
continuano a mostrare, tanto in numeri assoluti quanto negli andamenti
dell’export, una forza ed una vitalità degne di nota. L’Italia si conferma infatti anche nel 2007 al nono posto fra i produttori di birra dell’Unione Europea,
al di sopra di Paesi con una forte tradizione birraria quali Austria,
Danimarca e Irlanda. L’industria birraria italiana, pur avendo una
storia relativamente recente (poco più di due secoli) rispetto a quella
di certi Paesi del Centro e del Nord Europa, ha mostrato e intende
continuare a dimostrare la propria capacità di stare sul mercato
globale, con oltre 200 marchi prodotti, soddisfacendo gran parte della
domanda interna (72,7% ).
FONTE: Centro Informazione Birra HTML clipboard HTML clipboard
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Comunicazione Ufficio Stampa
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11 septembre 2008
ITALIANI PIÙ CONSAPEVOLI DELLA BIRRA CHE SCELGONO
Continuando ad analizzare la 12ª edizione della ricerca Makno “Gli italiani e la birra” si scopre che la prima motivazione al consumo di birra, sia a pasto che fuori pasto, rimanda per oltre il 50% degli italiani (e pensare che nel 1997 questo indicatore era fermo al 34,8%) al gusto gradevole di questa bevanda, mentre l’altro must della birra – il suo essere dissetante - incide oggi solo per il 7,5% nel caso dei pasti dei giorni feriali e per il 23,8% per il fuori pasto. La condivisione con gli amici di un bicchiere di birra fuori pasto è invece la motivazione addotta dal 14,9% del campione.
Ci sono poi tre approcci diversi, tutti più o meno dello stesso peso, di avvicinarsi alla birra: il primo, che rimanda a una scelta consapevole legata alle qualità della birra e alle sue differenze rispetto alle altre bevande, che convince il 31,3% del campione. Poi c’è un 26,8% che la beve un po’ casualmente, quando capita e un 26,2% che lo fa più che altro per stare in compagnia con gli amici.
La scelta di berla con la schiuma, nel bicchiere giusto (33,7%)
vince sulla scuola che la vuole nel bicchiere giusto ma senza schiuma
(25,9%). Ma il 20% la consuma in un bicchiere qualsiasi e l’11,5%
preferisce berla a sorsi dalla bottiglia.
Colpisce, inoltre, vedere che il 20% degli italiani indica un preciso bicchiere in cui preferisce bere la birra,
facendo riferimento al calice o al balloon, gli stessi scelti per il
vino, o comunque a un bicchiere diverso a seconda della birra. Stiamo
parlando di oltre 10 milioni di italiani che comincia ad avere
dimestichezza con gli stili birrari e i bicchieri più adatti a
valorizzarli.
Gli 8 stili di birra preferiti, nell’ordine, sono: Pils (51,5%), Lager (17%), Ale (5,1%), Weizen (3,7%), Analcolica (1,9%), d’Abbazia (1,4%), Bock 1%) e Blanche (0,8%).
La birra preferita si riconosce al primo sorso (62,6%), ma anche per il suo inconfondibile retrogusto (14,2%) e per il suo colore (14,2%), per la sua trasparenza o opacità (2,3%) o per la consistenza della schiuma (3%).