23 octobre 2008
ricette con la birra - ricetta birra
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16 octobre 2008
ricette birra
ricette per gustare la versatilità delle birre in cucina:
ANTIPASTI
PRIMI PIATTI
- Minestra di ceci
- Risotto alla birra
- Fusilli spumeggianti
- Tortiglioni con astice, birra e pomodorini pachino
SECONDI PIATTI
- Spigola alla birra bionda
- Stufato "biondo"
- Pollo alla birra con patate e contorno di funghi
- Spezzatino alla birra con polenta
DESSERT
- Sorbetto alla birra
- Frittelle di mele
- Zabaione alla birra
- Ciambella di mele e uva passa con la birra
- ricette birra
06 octobre 2008
Birra e diabete
Birra e diabete
Consumo di alcol sotto forma di birra e livelli di Omocisteina nei diabetici di tipo 2
In questo studio è stato analizzato l’effetto dell’alcol assunto sotto forma di birra e di altre bevande alcoliche in soggetti con diabete di tipo 2 (la forma di diabete non insulinico dipendente tipica dell’adulto) sui livelli ematici di Omocisteina (tHcy), considerato un indicatore di rischio di malattia cardiovascolare.
Sono stati studiati 242 maschi diabetici ma senza una chiara nefropatia. Il consumo complessivo di alcol era di 35.1+/-37.8 ml. al giorno, di cui 13.9+/-15.2 ml. sotto forma di birra.
Il consumo
di etanolo totale e non proveniente da birra era positivamente
correlato con i livelli di Omocisteina. La correlazione aveva invece un
andamento inverso nel caso di assunzione di alcol sottoforma di birra.
L’assunzione giornaliera di 30 ml di alcol produceva un proporzionale
aumento di Omocisteina di 0.6 µMoli/litro nel caso di assunzione
complessiva; l’aumento poi cresceva a 1.1 nel caso di alcol
specificatamente non derivante dalla birra ed invece diminuiva di 0.7
µM/litro nel caso di assunzione da birra. I dati ottenuti sono stati
verificati in modelli statistici. I risultati complessivi hanno
mostrato che i livelli di Omocisteina erano inferiori nei bevitori di
sola birra rispetto ai bevitori di altre bevande alcoliche (8.9+/-1.9
µM/L verso 11.5+/-5.5 µM/L, P=0.003).
Lo studio
suggerisce quindi che il consumo di alcol in forma diversa dalla birra
possa essere meno salutare nei soggetti diabetici di tipo 2, almeno per
quello che riguarda i livelli di Omocisteina.
Approfondimenti:
--- come si fa la birra
--- alcol farmaci
-- birra diabete
27 septembre 2008
Birra: consumo in crescita nel 2007
Il 2007 è stato un anno favorevole per il settore birrario italiano. Crescono, infatti, tanto la produzione quanto i consumi, e con essi aumenta in modo significativo l’export. Nei 15 impianti produttivi dislocati sul territorio nazionale, di cui 6 nel Centro-Sud Italia sono stati prodotti complessivamente 13.462.000 ettolitri di birra (di cui 1.068.000 esportati), mentre il consumo interno ha toccato i 18.513.000 ettolitri, pari a 31,1 litri pro capite, record assoluto per il nostro Paese.
Numeri non solo in aumento rispetto all’anno precedente - che già
aveva registrato un trend positivo confrontato con il 2005 - ma, per
molti versi, mai raggiunti prima. Ciò vale, oltre che per la produzione (+5% rispetto al 2006) ed i consumi complessivi (+3,7%), anche per il numero di persone impiegate nel settore: quasi 20.500 fra occupati diretti e indiretti, che salgono a 133 mila considerando l’indotto “allargato”.
A questi dati vanno aggiunti quelli relativi al comparto italiano del
malto, una delle materie prime utilizzate per la fabbricazione della
birra: con 2 unità produttive (entrambe nel Centro-Sud) e 339 occupati
fra diretti e indiretti, esso ha prodotto nel 2007 oltre 685.397
quintali di malto (+7,1% rispetto al 2006), in grado di coprire circa
il 40% del totale del fabbisogno dell’industria birraria nazionale.
“La situazione del prodotto birra in Italia nel 2007 - sottolinea Piero Perron, Presidente di AssoBirra - è
complessivamente incoraggiante. Il nostro Paese si è confermato nel
2007 nono produttore europeo, in una posizione quindi di molto
superiore a quella occupata nella graduatoria dei consumi pro capite.
Inoltre, l’incremento delle esportazioni conferma il gradimento e la
qualità dei marchi storici del ‘Made in Italy’ birrario.”
“Elemento
di forte preoccupazione è dato dal rilevante aumento del costo sia
delle materie prime che degli imballaggi, con un trend di crescita che
prosegue anche nel 2008 e che incide inevitabilmente sulla redditività
delle nostre Aziende”.
“Tuttavia, continua Perron, l’aumento
dei consumi di birra, accompagnato dall’accrescersi della sua
reputazione, pone ai produttori nazionali una duplice sfida: rispondere
alla domanda in modo produttivamente ed economicamente concorrenziale
e, al tempo stesso, socialmente responsabile”.
In una crescita che conferma il trend positivo registrato negli ultimi anni, spicca il forte aumento delle esportazioni, +36,7% rispetto al 2006.
Nel dettaglio, l’industria nazionale ha mostrato un’elevata capacità di
penetrazione in alcuni dei mercati stranieri più evoluti in termini di
consumi di birra. Se si analizza infatti la destinazione del milione e
oltre di ettolitri esportati nel 2007, si vede che più della metà (il
54%) è andata in Gran Bretagna, Sud Africa e Stati Uniti, al quale si
aggiunge un altro 15% diviso fra Malta, Repubblica Ceca e Paesi Bassi.
Sono risultati di grande rilievo, frutto di un’intelligente politica di
marketing condotta dagli operatori italiani, ma anche dell’essere
alcune aziende italiane parte ormai integrante di primari player
internazionali dotati di estese ed efficienti reti distributive.
Al confronto, le importazioni sono cresciute percentualmente di appena il +5,2%
attestandosi però su volumi assoluti nettamente superiori, con
6.119.000 ettolitri. Resta quindi comunque negativo il saldo
commerciale italiano fra import ed export di birra (pari a poco più di
5 milioni di ettolitri). In particolare, l’aumento più forte viene
dalla Germania (+300 mila ettolitri circa), che rappresenta da sola
quasi il 60% dell’import di birra in Italia e che da anni riversa sul
vicino mercato dell’Italia settentrionale gran parte del proprio
eccesso strutturale dell’offerta di birra. Il fenomeno è in parte
agevolato anche da un differenziale fiscale elevatissimo fra i due
Paesi, che inevitabilmente genera, a volte, comportamenti elusivi
dell’accisa. Più in generale, l’industria italiana continua a
risentire in misura rilevante della competizione fiscale sleale di
alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale, fondata su norme
nazionali meno rigorose delle nostre in merito alla denominazione del
prodotto e su un forte differenziale fiscale rispetto all’Italia, che
perciò esportano birra a prezzi che rischiano di mettere fuori mercato
gli operatori nazionali.
Tra le cause dell’aumento dei consumi si segnala il progressivo modificarsi della composizione della popolazione residente in Italia, con la crescita del numero di abitanti provenienti da Paesi stranieri con una forte tradizione di consumo birrario. E la conferma del preminente ruolo dei consumi domestici (54,6%) rispetto al fuori casa, per i quali gli acquisti sono sempre più effettuati nella GDO, canale nel quale la birra è fortemente presente e può far valere la propria convenienza, anche economica, nei confronti di altre bevande. Infine, è indubitabile l’effetto della politica del settore in favore di un migliore posizionamento della birra nei moderni stili alimentari e di vita degli italiani.
Italia e resto d’Europa: consumi e produzione a confronto
Nonostante la crescita del 2007, i consumi di birra nel nostro Paese rimangono i più deboli dell’Unione Europea: i 31,1
litri annui pro capite - massimo storico mai toccato in Italia -
costituiscono tuttora meno della metà dei consumi medi dell’UE
(77,7 litri); appena un quinto di quelli della Repubblica Ceca (158,8
litri), leader della classifica; un quarto dei valori registrati in
Irlanda e Germania (rispettivamente 114 e 111,2 litri); un terzo scarso
dei risultati di Austria, Lussemburgo, Belgio e Gran Bretagna (108,2,
106, 89 e 87,4 litri a testa); e meno anche della Francia, penultima
nella graduatoria con 31,6 litri annui di birra consumati a testa.
Mentre un Paese con cultura e tradizioni alimentari a noi vicine, quale
la Spagna, veleggia oltre gli 80 litri, ben al di sopra della stessa
media europea.
Cresce il consumo di birra, diminuisce quello di alcol
Del resto, in Italia restiamo infatti virtuosi in quanto a
consumi di alcol puro: il dato relativo alla birra si inserisce in un
macro-trend storico che vede costantemente diminuire il consumo di
alcol da parte degli italiani: mentre nel 1975 il consumo pro capite di alcol puro si attestava a quasi 13 litri, nel 2007 siamo arrivati a 6,7 litri, cioè a quasi la metà.
Si rimarca, tuttavia, il fatto che i produttori nazionali di birra
continuano a mostrare, tanto in numeri assoluti quanto negli andamenti
dell’export, una forza ed una vitalità degne di nota. L’Italia si conferma infatti anche nel 2007 al nono posto fra i produttori di birra dell’Unione Europea,
al di sopra di Paesi con una forte tradizione birraria quali Austria,
Danimarca e Irlanda. L’industria birraria italiana, pur avendo una
storia relativamente recente (poco più di due secoli) rispetto a quella
di certi Paesi del Centro e del Nord Europa, ha mostrato e intende
continuare a dimostrare la propria capacità di stare sul mercato
globale, con oltre 200 marchi prodotti, soddisfacendo gran parte della
domanda interna (72,7% ).
FONTE: Centro Informazione Birra HTML clipboard HTML clipboard
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11 septembre 2008
ITALIANI PIÙ CONSAPEVOLI DELLA BIRRA CHE SCELGONO
Continuando ad analizzare la 12ª edizione della ricerca Makno “Gli italiani e la birra” si scopre che la prima motivazione al consumo di birra, sia a pasto che fuori pasto, rimanda per oltre il 50% degli italiani (e pensare che nel 1997 questo indicatore era fermo al 34,8%) al gusto gradevole di questa bevanda, mentre l’altro must della birra – il suo essere dissetante - incide oggi solo per il 7,5% nel caso dei pasti dei giorni feriali e per il 23,8% per il fuori pasto. La condivisione con gli amici di un bicchiere di birra fuori pasto è invece la motivazione addotta dal 14,9% del campione.
Ci sono poi tre approcci diversi, tutti più o meno dello stesso peso, di avvicinarsi alla birra: il primo, che rimanda a una scelta consapevole legata alle qualità della birra e alle sue differenze rispetto alle altre bevande, che convince il 31,3% del campione. Poi c’è un 26,8% che la beve un po’ casualmente, quando capita e un 26,2% che lo fa più che altro per stare in compagnia con gli amici.
La scelta di berla con la schiuma, nel bicchiere giusto (33,7%)
vince sulla scuola che la vuole nel bicchiere giusto ma senza schiuma
(25,9%). Ma il 20% la consuma in un bicchiere qualsiasi e l’11,5%
preferisce berla a sorsi dalla bottiglia.
Colpisce, inoltre, vedere che il 20% degli italiani indica un preciso bicchiere in cui preferisce bere la birra,
facendo riferimento al calice o al balloon, gli stessi scelti per il
vino, o comunque a un bicchiere diverso a seconda della birra. Stiamo
parlando di oltre 10 milioni di italiani che comincia ad avere
dimestichezza con gli stili birrari e i bicchieri più adatti a
valorizzarli.
Gli 8 stili di birra preferiti, nell’ordine, sono: Pils (51,5%), Lager (17%), Ale (5,1%), Weizen (3,7%), Analcolica (1,9%), d’Abbazia (1,4%), Bock 1%) e Blanche (0,8%).
La birra preferita si riconosce al primo sorso (62,6%), ma anche per il suo inconfondibile retrogusto (14,2%) e per il suo colore (14,2%), per la sua trasparenza o opacità (2,3%) o per la consistenza della schiuma (3%).
17 juillet 2008
BIRRA E SALUTE - cuore ossa tumore diabete
Nessun alimento può avere da solo un effetto diretto sulla salute, che è sempre il risultato di una condotta alimentare complessivamente equilibrata e vario e di un più generale stile di vita corretto. Tuttavia ogni alimento e bevanda che ingeriamo può contribuire con la sua peculiarità ad influenzare positivamente o negativamente il nostro stato di benessere. Anche la Birra e alcol, i cui componenti nutrizionali sono spesso poco conosciuti, può quindi avere un suo ruolo interessante e positivo, ma solo a patto di inserirla in modo moderato e consapevole nella nostra alimentazione quotidiana.
Birra e cuore
Numerosi sono gli studi che hanno evidenziato come il consumo moderato
di alcol sia associato ad un minore rischio di infarto del miocardio.
Un’analisi scientifica (metanalisi) di tutti i dati esistenti,
effettuata nel Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di
Barcellona, ha portato alla conclusione che, le bevande fermentate come
birra e vino, che oltre all’alcol contengono anche componenti minori
come i polifenoli, sembrano in grado di assicurare una migliora
protezione nei confronti delle malattie cardiovascolari rispetto agli
altri alcolici.
Birra e tumori
Il consumo di bevande ad alta concentrazione alcolica è stato spesso
associato ad un aumento del rischio di alcuni tumori delle prime vie
dell’apparato digerente. Recenti dati pubblicati su autorevoli riviste
scientifiche internazionali di epidemiologia e oncologia, sembrano
evidenziare invece una non correlazione tra consumo di birra e tumori
dello stomaco, dell’intestino e del pancreas. Una ricerca dell’Istituto
dei Tumori di Genova ha evidenziato inoltre che lo xantumolo,
polifenolo contenuto nel luppolo, ingrediente caratteristico della
birra, è capace di frenare l’angiogenesi, cioè la proliferazione dei
vasi sanguigni che alimentano la crescita dei tumori. Lo xantumolo
sarebbe 100 volte più potente dei polifenoli contenuti nel tè verde e
nel vino rosso.
Birra e diabete
Bere alcolici in misura moderata, indipendentemente dal tipo di
bevanda, potrebbe proteggere dal diabete di tipo II. Lo ha evidenziato
un importante studio prospettico (EPIC), durato 6 anni e condotto in
Europa su 16,330 donne di età compresa tra 49 e 70 anni non diabetiche.
All’inizio dello studio le volontarie sono state sottoposte a
questionario e prelievi ematici. Rispetto alle donne astemie e alle
forti bevitrici, coloro che bevevano alcolici in misura moderata
presentavano un minor rischio relativo di ammalarsi di diabete.
Birra e gotta
L’ingerire grandi quantità di bevande alcoliche, insieme all’eccessivo
consumo di carne e pesce, è stato sempre messo in relazione con la
gotta, malattia delle articolazioni che colpisce l’1-2% della
popolazione adulta maschile nel mondo occidentale. Tanto è vero che, a
chi è colpito da gotta, viene prescritta una dieta rigorosamente senza
alcol. Alcuni recenti studi hanno però messo in luce che, un consumo
moderato di bevande alcoliche, insieme ad una dieta ricca frutta e
verdura e povera di grassi, potrebbe addirittura svolgere un effetto
protettivo in presenza di questa malattia.
Birra e ossa
Sembra che l’assunzione di alcol possa avere una relazione con la
densità minerale ossea, attualmente il più efficace indicatore sulla
salute delle nostre ossa. Il Centro di Ricerche sulla Nutrizione Umana
di Cambridge ha analizzato in tal senso il silicio, un nutriente
importante per la salute ossea, presente in grandi concentrazioni nella
birra. Il Centro scientifico inglese ha avviato una serie di studi su
volontari i cui risultati sono molto attesi.
Birra e sindrome metabolica
L’assunzione di bevande moderatamente alcoliche, come il vino e la
birra, sembra associato in modo inversamente proporzionale, sia negli
uomini che nelle donne, all’insorgenza della Sindrome Metabolica, una
alterazione patologica del metabolismo che accompagna il diffondersi
dell’obesità in tutto il mondo. Secondo il Dipartimento di
Alimentazione Umana dell’Università di Copenaghen, i benefici si
avrebbero solo in presenza di moderate assunzioni di alcol, mentre,
aumentando via via le dosi, il rischio di sindrome metabolica e il
grasso addominale riprenderebbero ad aumentare.
Birra e sistema immunitario
L’Unità di Immunonutrizione del Dipartimento di Metabolismo e
Nutrizione di Madrid fa sapere che, mentre l’abuso di alcol induce,
come è noto, un abbassamento delle difese immunitarie
(immunosoppressione) con un aumento della frequenza e della gravità
delle infezioni, un consumo moderato di alcol, invece, può portare
benefici al nostro sistema immunitario. In particolare sembra che le
bevande fermentate, quale ad esempio la birra, ingerite in piccole
dosi, possano avere un effetto immunomodulatore sulla componente
infiammatoria che caratterizza le prime fasi della malattia
cardiovascolare.
FONTE: birra alcol salute
02 juillet 2008
LA BIRRA NON FA INGRASSARE SE CONSUMATA CON MODERAZIONE
LA BIRRA NON FA INGRASSARE SE CONSUMATA CON MODERAZIONE
Ricercatori spagnoli hanno valutato gli effetti di un consumo di birra moderato sulla composizione corporea delle persone. Non sono stati individuati cambiamenti significativi nel peso dei soggetti
La birra favorisce o meno l’aumento di peso? Effetti di un moderato consumo di birra sulla composizione corporea umana
Gli
effetti del consumo di alcol sul peso dell’uomo sono stati valutati in
numerosi studi, che hanno suggerito risultati contrastanti sul rapporto
col peso e il grasso corporeo. Questo studio recente e ben documentato,
ha esaminato la relazione tra un consumo moderato di alcol e i
parametri antropometrici in adulti spagnoli sani.
Dopo 30 giorni
di astinenza dall’alcol, 58 volontari in buona salute hanno consumato
quotidianamente una quantità moderata di birra per 30 giorni
consecutivi. Peso, altezza, pliche cutanee e circonferenze sono stati
valutati prima dello studio, nel periodo di astinenza e dopo il consumo
moderato di birra.
La plica del bicipite (mm), nel periodo di
consumo moderato di alcol, è aumentata (p<0.05) negli uomini
rispetto al periodo di astinenza (5.74 +/- 1.70 vs. 6.23 +/- 1.74). Non
si sono trovati altre significative variazioni nei parametri
antropometrici degli uomini e delle donne durante tutto il periodo
dello studio. Le conclusioni dello studio sono che un consumo moderato
di birra non comporta importanti cambiamenti di peso negli adulti sani. La birra fa ingrassare ??
Fonte: Romeo J, González-Gross M, Wärnberg J, Díaz LE, Marcos A.
13 juin 2008
COME SI FA LA BIRRA
COME SI FA LA BIRRA
Dietro ad ogni buon bicchiere di birra che beviamo c’è un lungo lavoro di
produzione. Ancora oggi si tratta di un processo naturale come tanti secoli fa,
ma perfezionato dall’esperienza, dalla conoscenza e dagli strumenti tecnologici
moderni. Vediamo, passo per passo, in che modo quattro elementi semplici e molto
comuni in natura come orzo, acqua, luppolo e lievito, combinati e lavorati
insieme, riescono a dar vita alla bevanda più antica e apprezzata al mondo.
L’orzo diventa malto
Si parte dall’orzo, il cereale più coltivato e diffuso al mondo. Si sceglie la
qualità migliore, i cui chicchi vengono messi in acqua a germogliare finché,
raggiunta l’umidità necessaria, vengono fatti germinare per alcuni giorni.
L’orzo germinato si chiama malto. Il malto viene quindi essiccato lentamente in
forno. Secondo il grado di tostatura più o meno spinto raggiungerà un colore
(biondo, dorato o biscottato) e una diversa fragranza, che influenzeranno poi
l’aspetto e il sapore della birra.
Il malto diventa mosto
Il malto d’orzo viene macinato e ridotto in farina, poi miscelato con acqua in
una caldaia fino a diventare un insieme omogeneo, detto mosto. A questo punto il
mosto viene portato ad ebollizione, filtrato e separato dalle scorie del malto
d’orzo. In questa fase viene aggiunto il luppolo, pianta capace di conferire
alla birra il caratteristico gusto amaricante. Il mosto viene quindi raffreddato
prima di passare alla fase di fermentazione.
Il mosto diventa birra
Il mosto viene lasciato fermentare in appositi recipienti. Indispensabile è in
questa fase il ruolo del lievito, capace di trasformare gli zuccheri presenti nel
mosto in alcol e anidride carbonica. Senza l’aggiunta dei lieviti, infatti, il
mosto non potrebbe diventare birra. Le due grandi famiglie di lieviti utilizzate
a questo scopo sono il Saccaromyces Cerevisiae e il Saccaromyces Carlsbergensis.
Fanno eccezione a questa regola alcune birre, rare, prodotte in una località del
Belgio, che fermentano spontaneamente sfruttando un lievito presente nell’aria
di quella zona.
Fermentazione alta e bassa
Il Saccaromyces Cerevisiae è usato per produrre le birre cosiddette “ad alta
fermentazione” e agisce a temperature elevate (16-23 gradi centigradi); il
Saccaromyces Carsbergensis viene usato invece per le birre “a bassa
fermentazione” e lavora a bassa temperatura (tra i 5 e gli 8 gradi centigradi).
Secondo il tipo di birra che si vuole ottenere si decide se utilizzare la prima
o la seconda famiglia di lieviti. In genere il metodo dell’alta fermentazione dà
origine a birre di gusto intenso e aromatico, mentre con la bassa fermentazione
si ottengono birre dal gusto leggero e fragrante.
A stagionare e maturare
Dopo la fermentazione la birra viene travasata in appositi serbatoi dove sarà
lasciata per quattro-sei settimane a stagionare e maturare. In questa fase tutti
i suoi componenti si affinano e si stabilizzano, avviene una sorta di
chiarificazione naturale e la birra acquisisce il suo caratteristico e
definitivo sapore. La gran parte delle birre viene poi sottoposta ad ulteriore
filtrazione per eliminare le eventuali tracce di lieviti e di altri componenti
che renderebbero torbida la bevanda. La birra a questo punto è praticamente
pronta per essere confezionata e poi consumata.
Birra - Bottiglia, lattina e fusto
L’ultima fase della produzione della birra, il confezionamento, non è affatto la
meno importante. Solo se si opera correttamente e con la massima attenzione,
infatti, la birra potrà arrivare al consumatore con le sue qualità originali
intatte. La bottiglia di vetro scuro, marrone o verde resta il materiale
ottimale per conservare nel tempo le caratteristiche della birra e proteggerla
dagli effetti negativi della luce. Il tappo metallico, a corona, pratico e
sicuro, è quello che garantisce perfettamente l’ermeticità, ma vengono usati,
per bottiglie con un particolare significato, anche tappi in sughero, ceramica e
gomma o tappi a vite. Anche la lattina, leggera, comoda, facile da trasportare,
conservare e aprire in un qualunque momento e luogo, è molto apprezzata da
alcune fasce di consumatori. Il fusto, molto capiente (25-30-40 litri), viene
usato soprattutto dagli esercizi pubblici per il servizio alla spina, che ha un
suo nutrito numero di consumatori appassionati. La birra confezionata in questo
modo risulta molto fragrante, ma è delicata e, per essere davvero buona, deve
essere consumata in un arco di tempo rapidissimo (max. tre giorni) dopo
l’apertura del fusto.
Conservare la birra
Come ogni altro alimento e bevanda naturale, anche la birra teme gli sbalzi di
temperatura, l’azione dell’ossigeno e l’effetto negativo della luce. Anche le
muffe e i batteri possono attaccarla se non viene conservata correttamente. Ma è
soprattutto il tempo il suo nemico più subdolo. La vita di una birra, infatti,
non supera i 18 mesi dalla sua produzione. Dopo tale periodo, la bevanda
comincia a perdere aroma e gusto e solo la presenza di buone quantità di luppolo
può proteggerla maggiormente dall’invecchiamento e farla vivere più a lungo. Le
birre a bassa fermentazione resistono meno bene alla conservazione rispetto a
quelle prodotte al alta fermentazione. Esistono infine alcune birre ad alta
gradazione alcolica che possono trarre giovamento da un certo periodo di
invecchiamento.
01 juin 2008
DEGUSTARE LA BIRRA
Gustare una bevanda come la birra è un piacere complesso che coinvolge tutti i sensi. Ma è anche un processo culturale che richiede attenzione a particolari che a volte si danno per scontati. A cominciare dalla forma del bicchiere che si sceglie, della temperatura a cui si serve, al colore, alla trasparenza, al profumo, alla quantità e qualità della schiuma. Anche l’accostamento con i cibi è importante per valorizzare in pieno le qualità delle diverse birre. E la birra rivela virtù insospettate anche in cucina, come ingrediente di tanti piatti.
Bere dalla bottiglia
Può fare tendenza soprattutto tra i giovani, ma questo modo di bere la
birra non è il più indicato per coglierne le qualità e
il gusto: la ristrettezza del collo della bottiglia, che incanala l’anidride
carbonica direttamente in bocca, impedisce infatti alla bevanda di prendere
“aria” e quindi di sviluppare in pieno tutto il suo aroma. Fanno eccezione forse solo alcune birre messicane; per il resto, il modo migliore
di servire una birra è quello di versarla nel bicchiere, di vetro.
Come versarla
La birra va versata lentamente, tenendo il bicchiere leggermente inclinato fino
a tre quarti della sua capienza. Solo alla fine si può versare più
velocemente, raddrizzando il bicchiere. Questo permetterà alla birra
di avere la giusta quantità di schiuma. Una volta riempito il bicchiere
si dovrebbe far ossigenare un po’ la birra, rimasta rinchiusa nella bottiglia
per giorni; non troppo però: l’aria, infatti, può provocarne
l’ossidazione e danneggiarne l’aroma. Una cosa importante da ricordare
prima di versare la birra: è bene bagnare sempre le pareti interne del
bicchiere con acqua fredda in modo da raffreddarle e diminuire l’attrito,
favorendo una corretta formazione della schiuma.
A che temperatura berla
Un errore comune è quello di servire la birra ghiacciata, ignorando che
il freddo “uccide” gli aromi e le fragranze, anestetizzando le papille
gustative. Ogni birra ha una temperatura ideale che aumenta con l’aumentare
del grado alcolico e della corposità. Le birre chiare, leggere, come
pils, lager, ice, blanche e light vanno servite tra i 5 e i 9 gradi, le bitter
ale e le brown ale tra gli 8 e i 10 gradi, le stout a 10 gradi, le strong ale
e le doppelbock a 11 gradi, le complesse scotch ale a 12 gradi mentre servono
13 gradi per una ricca abbazia, oltre i 13 possono arrivare solo le alcoliche
barley wine o qualche forte trappista.
L’importanza del bicchiere giusto per la birra
Il bicchiere non ha solo una funzione estetica: il bicchiere di vetro trasparente
è quello che meglio consente di apprezzare il colore della birra in tutta
la sua brillantezza. Lo spessore, la dimensione e la forma del bicchiere permettono
invece di valorizzarne le peculiari caratteristiche organolettiche e di gestire
al meglio la schiuma. Così come ha una temperatura ideale di degustazione,
ogni birra ha anche il bicchiere più appropriato. La dimensione dipende
dalla quantità di birra che si desidera bere. In un bicchiere enorme
semivuoto gli aromi della birra si perderanno. In un bicchiere troppo piccolo
la schiuma strariperà facilmente.
Boccale, tulipano, ballon o flute
Il classico boccale tedesco è di certo il più conosciuto e rappresentativo
bicchiere da birra. Lo spessore del vetro e la sua forma sono ideali per mantenere
fresche le lager bavaresi, bevute di solito in gradi quantità, per tutto
il tempo necessario a consumarle. Un calice alto e slanciato è il bicchiere
adatto per le birre lager o pils che non hanno profumi decisi e devono ridurre
al minimo il contatto con l’aria per non disperdere l’aroma. Il
tulipano valorizza le ale e le doppio malto dai profumi tostati, mentre il panciuto
ballon esalta le birre molto aromatiche “da meditazione” come le
trappiste. Il flute infine è perfetto per le birre particolarmente frizzanti
perché ne mantiene la vivacità.
Dal biondo al bruno passando per l’ambrato, il ramato e il rosso
La grande varietà di colori delle birre dipende soprattutto dalla diversa
tostatura dei cereali utilizzati come materia prima. Si va dal color paglierino
chiaro delle lager al biondo brillante con venature verdi delle pilsner e delle
wiezen filtrate. Un colore ambrato-dorato, con una caratteristica velatura,
caratterizza invece le weizen non filtrate chiare; di un ambrato quasi rosso
è il colore di alcune doppio malto che subiscono una particolare tostatura;
le pale ale oscillano dal ramato all’aranciato delicato di alcune britanniche
fino al marrone scuro di certe scoth ale. Con alcune trappiste e abbazia si
vira decisamente al bruno, colore tipico anche delle doppelbock e delle weizen
dunkel. Il culmine dello scuro viene raggiunto con le stout e con alcune porter
che sono praticamente nere, come del resto certe doppelbock italiane.
Limpida, torbida o velata
Anche la trasparenza e la brillantezza di una birra derivano direttamente dalla
diversa tipologia. Una pils si presenterà limpida e luminosa, mentre
una weizen od una witbier avranno un aspetto velato o addirittura torbido a
causa della presenza di lieviti ancora non filtrati. Attenzione però
alla troppo prolungata esposizione alla luce e all'età, fattori che contribuiscono
alla perdita di luminosità anche in birre dall'aspetto tipicamente brillante.
La schiuma
“Una birra senza schiuma è come una signora senza ornamenti”
si dice in Sud Tirolo, dove la birra è compagna fedele della vita quotidiana.
In effetti la schiuma nella birra è molto di più di una caratteristica
estetica. Protegge la bevanda dal contatto diretto con l’aria e quindi
dall’ossidazione. E’ inoltre un parametro di valutazione della sua
qualità. Dalla quantità di schiuma presente nel nostro bicchiere
si può infatti capire se la birra ci è stata servita alla giusta
temperatura: se è scarsa è troppo fredda, se è troppo abbondante
invece è troppo calda. Esistono comunque dei criteri codificati per valutare
e classificare la schiuma di una birra: che può essere scarsa, evanescente,
cremosa o compatta e può avere un colore che va dal bianco fino al marrone.
La grana può essere più o meno grossa e più o meno aderente
alle pareti del bicchiere, dove una buona schiuma forma archetti definiti in
gergo "merletti di Bruxelles".
E’ importante anche sapere che, a differenza di quanto accade con spumanti
e champagne, dove il “perlage” è un pregio, la birra non
dovrebbe mostrare, nell'esplosione di effervescenza che sviluppa quando la si
versa, bollicine in movimento verso l'alto. (Birra e alimentazione )
Il profumo e l’aroma
L’aroma, o profumo della birra, è una caratteristica fondamentale
della bevanda e deriva sia dalle materie prime utilizzate, sia dal processo
di fermentazione e maturazione della bevanda. Ogni birra ha quindi un suo bouquet
di profumi che possono essere intenso o tenue, penetrante, persistente o sfuggente,
morbido, fragrante, fresco, dolce, fruttato o speziato. Lager e pils profumano
di orzo, con l’aggiunta di note floreali e fruttate in cui prevalgono
agrumi e mela verde. Le weizen sanno di lievito ma anche di banana. Le ale inglesi
di mela cotogna, prugna, foglie di te, carruba e resina. Le doppelbock ricordano
il cioccolato e la liquirizia, le trappiste sono decisamente speziate con note
di cannella, vaniglia, noce moscata, coriandolo e bergamotto.
Il gusto
La gamma di sensazioni gustative regalate dalla birra è molto ampia,
anche se il sapore prevalente è senza dubbio l’amaro più
o meno intenso dovuto alla presenza del fiore di luppolo, pianta aromatica amaricante.
Il gusto di una birra può essere definito amaro, abboccato, amabile o
dolce e viene sottolineato dal retrogusto, che tende a risalire in bocca dopo
aver deglutito un sorso di birra. Le birre più amare sono le pils seguite
dalle bitter ale. Nelle bock l’abbondanza del malto stempera decisamente
l’amaro facendo quasi prevalere il dolce, mentre nelle lager il gusto
amaro è tenue per la bassa quantità di luppolo presente.
DEGUSTARE LA BIRRA
13 mai 2008
BIRRE E BICCHIERI
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